Quando ciascuno di noi è stato eletto Cardinale, il Santo Padre lo ha incaricato di essere “intrepido testimone di Cristo e del suo Vangelo nella Città di Roma e nelle regioni più lontane” (cfr Rito per la creazione dei Cardinali). Tale missione è davvero il nucleo, l’essenza di ciò che tutti noi ci impegniamo a fare. Questo Concistoro ha rappresentato un momento privilegiato per esprimere la missione della Chiesa e per farlo insieme, in comunione. Nel corso di questo ultimo giorno e mezzo, lo Spirito Santo ha manifestamente elargito con generosità i suoi doni multiformi. Sono profondamente grato per la vostra presenza e per la vostra partecipazione, tutte orientate a sostenermi nel mio servizio di successore di Pietro. Sono grato ai più anziani tra voi, che hanno fatto lo sforzo di venire: la loro testimonianza è davvero preziosa! Al tempo stesso sono vicino anche, e in modo particolare, ai Cardinali di varie parti del mondo che, per diverse ragioni, non sono potuti venire. Siamo con voi e vi sentiamo vicini!
Questa riunione è intimamente connessa a quanto abbiamo vissuto al Conclave. Avevate espresso, anche prima del Conclave, dell’elezione del successore di Pietro, il desiderio di conoscerci e di poter dare il vostro contributo e sostegno. Abbiamo fatto una prima esperienza il 9 maggio. Poi in questi due giorni, con un metodo semplice, ma non necessariamente facile, che ci potesse aiutare a incontrarci e conoscerci meglio. Personalmente ho sentito una profonda comunione e sintonia con tutti voi e tra tanti interventi. Abbiamo fatto anche un’esperienza di sinodalità, non vissuta come tecnica organizzativa, ma come strumento per crescere nell’ascolto e nelle relazioni. E certo dobbiamo continuare e approfondire questi incontri.
Riprenderò più concretamente, alla fine di questo intervento, qualche idea su come potremmo continuare. Ma prima vorrei riprendere alcuni degli spunti che sono emersi in queste giornate. Forse cominciando da parole che sono state dette più volte anche in questa ultima sessione.
Trovare Cristo al centro della nostra missione. Proclamare il Vangelo, tutti lo sappiamo bene: Gesù Cristo è al centro. Vogliamo annunciare la sua Parola, e quindi l’importanza di vivere davvero anche noi stessi una vita spirituale autentica che può essere testimonianza nel mondo di oggi.
I temi che sono stati scelti sono profondamente radicati nel Concilio Vaticano II e in tutto il cammino che è scaturito dal Concilio. Non sottolineeremo mai abbastanza l’importanza di continuare con il cammino che si è aperto con il Concilio. Vi incoraggio a farlo. Ho scelto questo tema, come sapete – i documenti e l’esperienza del Concilio –, per le udienze pubbliche di quest’anno. E questo cammino è un processo di vita, di conversione, di rinnovamento di tutta la Chiesa. Evangelii gaudium e la sinodalità sono elementi importanti di questo cammino.
E vorrei dire anche che, allo stesso tempo, gli altri due temi che sono stati proposti, ma non necessariamente centrali in questi due giorni di lavoro, sono fortemente connessi agli altri temi e al Concilio. Non sono stati dimenticati e non saranno dimenticati. Il Cardinal Semeraro ha ben ricordato il legame tra sinodalità ed Eucaristia. Tra l’altro, un gruppo di studio legato all’Assemblea sinodale sta proprio approfondendo questo tema. Il Card. Castillo ha ora parlato dell’Assemblea del 2028. Certamente il lavoro in corso con la Segreteria del Sinodo continua con i gruppi di studio.
Il cammino della sinodalità è un cammino di comunione per la missione, in cui tutti siamo chiamati a partecipare. Per questo i legami tra noi sono importanti. Avete sottolineato l’importanza della connessione del Santo Padre in particolare con le Conferenze episcopali e con le Chiese locali; e l’importanza delle Assemblee continentali. Anche queste però non devono diventare riunioni “in più” da aggiungere a una lista, ma luoghi di incontro e di relazioni tra Vescovi con i presbiteri e i laici, e tra Chiese, che aiutano tanto a promuovere un’autentica creatività missionaria.
Poi ci ricolleghiamo con l’altro tema: il lavoro dei Dicasteri nello spirito di Praedicate Evangelium, con il loro servizio al Santo Padre e alle Chiese particolari. La Praedicate Evangelium mette in evidenza l’esigenza di «meglio armonizzare l’esercizio odierno del servizio della Curia col cammino di evangelizzazione, che la Chiesa, soprattutto in questa stagione, sta vivendo» (I, 3). In questa prospettiva, vi ribadisco il mio impegno a fare la mia parte e offrire a voi e alla Chiesa intera una struttura di relazioni e di servizio, capace di supportare e appoggiare voi e le Chiese locali, per affrontare insieme con maggiore pertinenza e incisività le attuali sfide della missione.
Avete parlato, per proseguire questo cammino, dell’importanza della formazione. Formazione all’ascolto, formazione a una spiritualità dell’ascolto. In particolare – avete sottolineato – nei seminari, ma anche per i Vescovi!
Qui – anche se non è stato un tema di dialogo specifico del nostro incontro – voglio menzionare il problema, che ancora oggi è veramente una ferita nella vita della Chiesa in tanti luoghi, che è precisamente la crisi a causa degli abusi sessuali. Non possiamo chiudere gli occhi e neanche i cuori. Vorrei dire, anche incoraggiando voi a condividerlo a vostra volta con i vescovi: tante volte il dolore delle vittime è stato più forte per il fatto che non sono state accolte e ascoltate. L’abuso stesso causa una ferita profonda che forse dura tutta la vita; ma tante volte lo scandalo nella Chiesa è perché la porta è stata chiusa e le vittime non sono state accolte, accompagnate con la vicinanza di autentici pastori. Una vittima, poco tempo fa, mi ha detto che veramente per lei la cosa più dolorosa era precisamente che nessun vescovo voleva ascoltarla. E quindi anche lì: l’ascolto è profondamente importante.
La formazione di tutti. La formazione nei seminari, dei sacerdoti, dei vescovi, dei laici collaboratori dev’essere radicata nella vita ordinaria e concreta della Chiesa locale, delle parrocchie e di tanti altri luoghi significativi dove si incontrano le persone, in particolare quelle che soffrono. Come avete visto qui, non bastano uno o due giorni e neppure una settimana per entrare a fondo in un tema così da viverlo. Sarebbe importante quindi che il nostro modo ordinario di lavorare insieme sia occasione di formazione e crescita per coloro con cui lavoriamo, a tutti i livelli, da quello parrocchiale alla Curia Romana. Un esempio di dove si può crescere ordinariamente in uno stile sinodale sono le visite pastorali; e anche tutti gli organismi di partecipazione sono da rivitalizzare.
Ma tutto questo è collegato al cammino di implementazione del Sinodo, che prosegue e avrà una tappa fondamentale nell’Assemblea ecclesiale programmata per il 2028. Vi incoraggio ad essere fermento di questo cammino. È un cammino per la missione della Chiesa, un cammino al servizio dell’annuncio del Vangelo di Cristo.
Ecco, cari Confratelli. Queste però sono solo prime risonanze a quanto ho sentito da voi. Il confronto è destinato a proseguire. Vi invito di nuovo a trasmettere per iscritto le vostre valutazioni su tutti e quattro i temi, sul Concistoro nel suo insieme e sul rapporto dei Cardinali con il Santo Padre e con la Curia Romana. Anch’io mi riservo di leggere con calma relazioni e messaggi personali e poi, più avanti, darvi un feedback, una risposta e continuare il dialogo.
Vorrei già proporre che la nostra prossima occasione per il Concistoro possa essere in prossimità della Solennità dei Santi Pietro e Paolo di quest’anno. E vorrei suggerire così che, per quest’anno, facciamo una seconda volta due giorni, pensando poi per il futuro di continuare gli incontri, però forse di più giorni, una volta all’anno: tre o quattro giorni, come qualche gruppo ha suggerito. Un primo giorno di riflessione, di preghiera, di incontro, poi due o tre giorni di lavoro. Però per quest’anno continueremmo in questo modo.
Per continuare, in ordine all’aiuto che sinceramente credo che voi potete offrire, pensiamo al prossimo Concistoro di giugno. Qui voglio aggiungere, se ci sono alcuni di voi che hanno difficoltà a motivo, diciamo, delle risorse economiche, parlate. E penso che anch’io, anche noi, possiamo vivere un po’ di solidarietà gli uni con gli altri, e ci saranno maniere, con persone generose che aiuteranno.
Bene. Al termine di questo Concistoro, desidero ribadire quanto affermato nell’omelia dell’Epifania: «Dio si rivela e nulla può restare fermo. Finisce un certo tipo di tranquillità, quella che fa ripetere ai malinconici: «Non c’è niente di nuovo sotto il sole» (Qo 1,9). È questa la speranza che ci viene donata.
Speranza che ci sentiamo di trasmettere al nostro mondo. E con questo, vogliamo tutti insieme manifestare la preoccupazione che abbiamo condiviso nei dialoghi e negli incontri personali, e anche in qualche intervento nel gruppo, per tutti quelli che soffrono nel mondo. Non siamo riuniti qui sordi alla realtà della povertà, della sofferenza, della guerra, della violenza che affligge tante tante Chiese locali. E qui, con loro nei nostri cuori, vogliamo dire anche che siamo vicini a loro. Molti di voi siete venuti da Paesi dove state vivendo con questa sofferenza della violenza e della guerra.
Siamo chiamati a farci carico di questo cammino di speranza anche davanti alle giovani generazioni: ciò che viviamo e decidiamo oggi non riguarda soltanto il presente, ma incide sul futuro prossimo e su quello più lontano.
È la speranza che abbiamo vissuto nel Giubileo che si è appena concluso. È veramente un messaggio che vogliamo offrire al mondo: abbiamo chiuso la Porta Santa, ma ricordiamo: la porta di Cristo e del suo amore rimane sempre aperta!
E ora preghiamo gli uni per gli altri, come il Santo Padre ha pregato per noi nel giorno in cui ci ha creato Cardinali: “Concedi con la tua grazia ciò che la debolezza umana non può raggiungere, affinché questi tuoi servi, edificando continuamente la tua Chiesa, risplendano per integrità di fede e purezza di spirito” (cfr Rito della creazione di nuovi Cardinali). E possa San Pietro intercedere per noi, mentre, in spirito collegiale, cerchiamo di servire la sua Barca, la Chiesa!